Con “Cantine Aperte 2016″ alla scoperta dei vignaioli di San Miniato.

25 maggio 2016
vigneto e san miniato

Il 28 e 29 maggio scorsi si è svolto l’ormai consueto appuntamento per gli amanti del vino “itineranti” che vanno alla scoperta delle cantine e dei vignaioli per ascoltarne le storie e i racconti e per degustare novità e vini di punta ormai apprezzati da tempo: Cantine Aperte. Oltre alla possibilità di assaggiare i vini e di acquistarli direttamente in azienda, è stato possibile entrare nelle cantine per scoprire i segreti della vinificazione e dell’affinamento. Il motore della manifestazione è il Movimento Turismo del Vino che da Nord a Sud dello Stivale promuove la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione, sostiene l’incremento dei flussi turistici in tutte le aree d’Italia a forte vocazione vitivinicola, qualifica i servizi turistici delle cantine e incrementa l’immagine e le prospettive economiche ed occupazionali dei territori del vino.

Dal 1993, l’ultima domenica di maggio, le cantine socie del Movimento Turismo del Vino aprono le loro porte al pubblico e “Cantine Aperte è diventato nel tempo una filosofia, uno stile di viaggio e di scoperta dei territori del vino italiano, che vede, di anno in anno, sempre più turisti, curiosi ed enoappassionati avvicinarsi alle cantine, desiderosi di fare un’esperienza diversa dal comune.

cantine_aperte

Se decidete di partecipare a Cantine Aperte in Toscana e volete scoprire una zona già molto conosciuta per il tartufo, che riserva delle vere e stupefacenti scoperte nel campo dei vini, dovete assolutamente andare a San Miniato dove i “Vignaioli di San Miniato” saranno lì ad accogliervi con professionalità, entusiasmo e gentilezza e vi apriranno le porte delle loro cantine.  La provincia è quella di Pisa dove tra le colline e i borghi toscani c’è la cittadina di San Miniato che sorge su tre colli che dominano la valle dell’Arno con condizioni microclimatiche ottimali per la vite e paesaggi verdi a tutto tondo, lepri e caprioli che attraversano le strade sterrate e cinghiali, ghiotti di tartufo, che fanno visita tutte le sere ai proprietari di vigne, ville e casali. Proprio qui tra chiacchiere, cene e degustazioni di vini in cantina, alcuni proprietari amici, hanno deciso di aggregarsi e formare un gruppo di lavoro e di confronto, un primissimo passo verso un sorta di consorzio. E’ iniziata così nell’estate del 2007 l’avventura dei Vignaioli di San Miniato, per volontà di quattro titolari di aziende produttrici di vino che volevano convogliare l’attenzione e promuovere la loro zona ancora poco esplorata dagli amanti del vino. In pochi sanno, infatti, che il territorio di San Miniato è vitato sin dal periodo romano e sono molti gli scritti di autori vari raccontano di una storia vitivinicola lunga duemila anni.

vignaioli di san miniato

Inizialmente in dodici, compresi i soci fondatori dell’aggregazione, oggi sono rimasti in sei: Pietro Beconcini Agricola, Cosimo Maria Masini, Agrisole, Fattoria di Sassolo, Agriturismo Montalto e Tenuta di Cusignano. Tutti amici e tutti super attivi.

Iniziamo dall’Agriturismo Montalto dove potrete anche soggiornare, assaporare gli ottimi piatti preparati da Cinzia e chiedere ad Alessandro di raccontarvi del suo Bianco, un Sangiovese vinificato in bianco appunto! La prima volta che ho visto questo vino, ancor prima di assaggiarlo sono rimasta colpita dal colore: trasparente. Mi sono chiesta “può un vino bianco essere trasparente?” e la risposta di Alessandro è stata un accenno di risata. Da lì il racconto di come per gioco lui e il suo amico agronomo, che lo aiuta a seguire i vigneti dell’azienda, sono giunti alla produzione di quello che hanno poi chiamato semplicemente “Bianco“. La Tenuta Montalto sorge sulla collina di fronte a San Miniato ed è alla stessa altezza del paese, cioè a circa 150 metri s.l.m.. Su questa collina sono impiantati i vigneti di Sangiovese, Merlot e Sirah: tutti a bacca rossa. “Il vino bianco qui è difficile da fare“, mi racconta Alessandro “ed io volevo qualcosa di diverso da presentare ai clienti al posto del solito Merlot” continua “così, dopo un po’ di studi, insieme all’agronomo abbiamo deciso di provare a fare il Sangiovese vinificato in bianco“. L’uva si raccoglie almeno 15 giorni prima della maturazione, si raffredda subito in celle a 3-4°C e si fa una pressatura soffice sempre a freddo. Il Mosto fiore è chiarissimo e si lascia in vasca per 5 giorni per poi trattarlo con carbone vegetale, a questo punto si aggiungono i lieviti da reidratare e poi tre mesi di lieviti fini e si fa una filtrazione sterile prima di imbottigliarlo. Al momento è il primo anno che Alessandro si avventura su questa strada e ha ottenuto 800 bottiglie. È l’unico vino in purezza che produce di uva Sangiovese, per giunta bianco. L’altra etichetta in purezza è il Merlot, ma è rosso!

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A pochi chilometri da San Miniato, in località La Serra, c’è l’Azienda Agrisole dove dal 2003 la famiglia Caputo, che ha acquistato il casolare e l’azienda agricola annessa, ha deciso di concentrarsi sull’utilizzo esclusivo e sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni, da sempre presenti in questi vigneti, con l’obiettivo di fare vini autentici che esprimano l’essenza e la qualità del territorio. Tra le viti presenti nei vigneti in salita, difficili da tenere puliti e che richiedono tanto lavoro e tanta attenzione, ce ne sono di 30, 40, 50 anni di età, piantate in modo confusionario nei vigneti, tanto da costringere i giovani proprietari Fabio e Federico e la loro mamma a dover vendemmiare anche per un lungo periodo, passando più volte tra i filari per prelevare i grappoli dalle piante che si alternano e che hanno differenti maturazioni. Ci sono vitigni di Trebbiano, Malvasia nera, Sangiovese, Colorino, Grechetto, Vermentino, Canaiolo e sono tutti beni preziosi, vanno tutti salvaguardati perchè sono parte della storia della Toscana e di San Miniato. I vini e l’olio, anche questo di produzione propria, sono tutti straordinari, ciascuno con la propria peculiarità, ma quello che mi è rimasto più impresso è il Colorino. Il nome dato a questo vitigno rispecchia il colore blu-nero intenso e profondo dei suoi acini e rosso rubino del vino, di cui basta una goccia a lasciare il segno! Per realizzare questo vino in purezza, le uve vengono vinificate in vasche di cemento senza uso di lieviti selezionati. La macerazione delle bucce avviene per circa 20 giorni ad una temperatura fra 24-25°C durante la quale vengono effettuati frequenti bagnature delle bucce. La fermentazione malolattica avviene in barrique a cui segue un affinamento per circa 15 mesi in barrique di rovere francese in parte nuove e in parte di secondo e terzo passaggio.

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Ma continuando l’esplorazione dei vigneti della provincia di Pisa non si può parlare di Vignaioli di San Miniato senza conoscere e visitare una delle aziende più famose e antiche della zona di San Miniato: la Pietro Beconcini Agricola, dal nome del primo titolare, il signor Pietro, papà dell’attuale proprietario Leonardo presidente dei Vignaioli di San Miniato. La Beconcini è parte ormai della storia vitivinicola di San Miniato perchè il nonno di Leonardo, nei primi anni 50, riuscì nell’impresa di acquistare i terreni su cui già lavorava da tempo con la famiglia, ma in qualità di mezzadro alle dipendenze dei Marchesi Ridolfi. La famiglia Beconcini quindi è stata una delle prime famiglie contadine toscane ad uscire dal regime di mezzadria. Il padre del signor Pietro, è stato un agricoltore “polivalente”, mentre Pietro si è dedicato completamente alle viti, ai vigneti e al vino e quando è subentrato Leonardo, il figlio, anche lui si è dedicato in modo meticoloso e assiduo ai vigneti. Tanto caparbio e attento alla varietà di vitigni presenti nei suoi terreni, dopo aver coinvolto l’Università Agraria di Milano e l’Istituto Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo e aver fatto fare l’analisi del DNA su vitigni antichi che sembravano avere un’età molto ragguardevole, Leonardo ha scoperto di avere circa 270 piante di Tempranillo, il vitigno autoctono spagnolo fino ad allora considerato mai coltivato in Italia, che sembra affondare le proprie origini negli antichi viaggi dei pellegrini sulla via Francigena. Da qui è nato un altro pezzo di storia, quella che contraddistingue l’azienda Beconcini. Si trattava infatti di una pianta che nemmeno i più esperti professori universitari e i più anziani vignaioli sapevano riconoscere e da allora si è avuta la certezza di aver fatto una scoperta sconvolgente per la Toscana. Il vitigno Tempranillo è stato inserito nella lista dei vitigni coltivabili in Toscana solamente nella seconda metà del 2009, su richiesta dell’Azienda Beconcini, proprio perché non ne era mai stata individuata la presenza. Tra i vini degustati insieme a Leonardo e sua moglie Eva, a questo punto, non posso che consigliare “IXE” chiamato così perchè per lunghi anni l’insospettabile presenza del Tempranillo a San Miniato è stata codificata con la lettera “X”, che racchiudeva in sé tutta l’incognita di questa storia e dalla pronuncia in dialetto toscano di questo codice X = (IXE). Questo vino è prodotto con uve raccolte nei nuovi vigneti di Tempranillo, piantati dal 1997 ad oggi, unicamente da gemme prelevate dal vigneto storico e con una piccola percentuale di uve Sangiovese. La vinificazione avviene in contenitori in cemento con fermentazione alcolica indotta solo con lieviti indigeni, con macerazione sulle vinacce lunga tre settimane e fermentazione malolattica effettuata immediatamente dopo sempre in vasca di cemento. La maturazione in legno dura circa 14-15 mesi e viene effettuata utilizzando le stesse barrique in rovere francese e americano che l’anno precedente sono state usate per l’altro vino, sempre prodotto in azienda. che è il Vigna alle Nicchie. Successivamente imbottigliato affina, prima della commercializzazione, fino ai 2 anni di età.

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Azienda dallo stile inconfondibile, biodinamica e totalmente votata al pensiero Steiner, è un altro componente dei Vignaioli di San Miniato ed è l’Azienda Cosimo Maria Masini. La Tenuta, di proprietà della famiglia Masini dal 2000, si estende sopra un poggio di 40 ettari coltivati a vigneti, uliveti e seminativi e la Signora Maria, mamma di Cosimo, da qualche anno fuori dall’Italia per lavoro, si occupa attivamente della gestione dell’azienda. Villa la Selva, il cuore della tenuta, è un’antica dimora appartenuta già alla famiglia Buonaparte, poi acquistata, nella metà dell’ottocento, dal  Marchese Cosimo Ridolfi , il fondatore della facoltà di agraria all’Università di Pisa, che su questi terreni iniziò ad applicare ai vigneti tecniche innovative e costruì la cantina di vinificazione attualmente in uso. I vigneti, posti a circa 100 metri s.l.m., si estendono per circa 13 ettari su un suolo argilloso, di origine pliocenica, ricco di fossili. Le varietà dei vitigni coltivati sono quelle della tradizione viticola toscana: Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano, Malvasia bianca e Nera, Buonamico, San Colombano ed un autoctono quasi scomparso, il Sanforte, di cui l’azienda Masini sta recuperando il patrimonio genetico. Gli impianti più recenti riguardano anche vitigni internazionali: Chardonnay, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La Biodinamica in uso in azienda è un passo ulteriore rispetto all’agricoltura biologica, infatti non solo esclude l’uso di concimi chimici di sintesi, ma cerca di rigenerare il terreno aumentandone la fertilità e l’humus, facendo sì che le piante trovino un ambiente vitale in cui crescere. Se questi fattori sono armonicamente bilanciati, la pianta cresce in salute e rigogliosa, fino al suo massimo potenziale e dona un alimento buono, ricco di sapori e sano. Per l’Azienda Cosimo Maria Masini, fare agricoltura seguendo il metodo biodinamico significa portare a maturazione uve più equilibrate e prive di sostanze chimiche di sintesi. E’ così che di anno in anno hanno iniziato ad eliminare i coadiuvanti enologici, come gli enzimi, i tannini ed i lieviti selezionati, oggi le uve vengono raccolte a mano, in piccole cassette, per evitare che possano rovinarsi durante il trasporto, all’arrivo in cantina sono diraspate e da questo momento ogni vasca segue il suo corso, senza vincoli di protocolli prestabiliti, senza aggiunta di lieviti selezionati o di enzimi chimici. Grazie alle conoscenze moderne, si possono gestire in modo non invasivo le fermentazioni e si possono produrre vini autentici, ambasciatori del territorio, nati da un processo esclusivamente naturale. Di questa azienda molto particolare è il rosato “Matilde” IGT, di colore rosa tenue, limpido e trasparente, di cui la vendemmia 2015 è iniziata a fine agosto e si è protratta per circa una settimana. Sono stati selezionati i grappoli migliori, soprattutto Sangiovese, che avevano raggiunto un buon contenuto zuccherino, ma al contempo conservavano un alto livello di acidità. Le uve sono state raccolte e lasciate macerare per poche ore, la fermentazione poi si è svolta a basse temperature, circa 13 °C, per una settimana. Dopo un primo travaso il vino è rimasto sulle fecce fini e poi travasato sempre in tini d’acciaio prima di andare in bottiglia.

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Non fanno parte dei “Vignaioli di San Miniato“, ma devo segnalare altre due aziende che vale la pena di visitare e che partecipano a “Cantine Aperte – Movimento Turismo Vino in Toscana“.

La prima è l’Azienda Agricola degli Azzoni Avogadro che si estende per molti ettari e in zone anche diverse e lontane tra loro, una volta unica proprietà, oggi attraversate da strade e ponti da superare, di cui le fertili terre di pianura sono coltivate a seminativi e ortaggi mentre i terreni di collina, con la loro posizione felicemente soleggiata, si sono rivelati particolarmente vocati alla viticoltura. In una zona piuttosto ampia e pianeggiante, circa cinque anni fa, è stato realizzato un campo pratica di golf, un Patting Green, e un campo per il lancio lungo che ad oggi conta più di cento soci iscritti. I due casali di proprietà vicini al campo golf sono diventati il ResortLe Sodole” ed ospitano fino a 50 persone in 13 appartamenti con una piscina a disposizione degli ospiti e la possibilità di degustare i vini dell’azienda in compagnia del Conte Aldobrando, che trascorre con molto piacere interi pomeriggi con gli amanti del buon vino e dedica loro tutto il tempo che ha a disposizione, portandoli anche a visitare la proprietà e la cantina. L’azienda ha puntato molto sui bianchi, valorizzati dal terreno particolarmente predisposto, e quello che vi consiglio di assaggiare è senza dubbio il Pinot Grigio Ramato “Villa Sole“. E’ una produzione storica di fine anni ’60, primi anni ’70 che per dieci anni non è mai stato apprezzato ed è sempre arrivato ultimo, nelle competizioni di zona, tra i bianchi. Poi improvvisamente è stato rivalutato, ha una struttura molto più decisa del Vermentino ed è adatto a piatti abbastanza complessi. E’ un Pinot Grigio fatto in Toscana, ma alla maniera del Friuli. Ottenuto dalle migliori uve di un piccolo vigneto di Pinot grigio impiantato appunto negli anni 60′-’70, puntando sulla massima valorizzazione della materia prima e soprattutto sfruttando al meglio il potenziale delle bucce attraverso la tecnica della macerazione pre-fermentativa a freddo, è un prodotto unico e originale, vale la pena assaggiarlo.

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La seconda azienda che vi segnalo, altra realtà unica ed eccezionale in un contestoun luogo fuori dal tempo, che ha ospitato intellettuali di ogni epoca, volti noti della scena artistica, culturale e imprenditoriale italiana e internazionale è l’azienda Varramista. E’ un luogo di villeggiatura ed enoturismo, una tenuta famosa per la propria ospitalità, per i vini pregiati, le degustazioni, gli eventi: icona di stile e di qualità in tutto il mondo, apprezzata sia da un pubblico italiano che internazionale. Progettata da Bartolomeo Ammannati (1511-1592) celebre scultore e architetto fiorentino della corte medicea, la Villa venne costruita per volontà di Gino di Neri Capponi come avamposto contro i pisani. L’edificio principale fu completato nel 1589. La Villa di Varramista fu dimora preferita dalle famiglie Piaggio, Agnelli e Visconti di Modrone. Alla Villa e ai suoi Poderi fanno da cornice oltre 400 ettari di natura, uno splendido giardino all’italiana, filari di vigneti e la vista sulle meravigliose e morbide colline toscane.

La tenuta di Varramista, dislocata tra Firenze e Pisa, produce cereali e vino dal ‘500, quando i fiorentini la donarono ai Capponi per meriti di guerra. La produzione del vino però ha subito un’impennata brusca in termini di impegno e di ambizioni al tempo della conduzione da parte di Giovanni Alberto Agnelli, diretto erede della famiglia Piaggio. Perciò, dall’inizio degli anni ’90, gli impianti viticoli hanno subito una drastica riduzione di superficie, da circa 50 ettari a 15, ed un contemporaneo rinascimento attraverso reimpianti innovativi. Dopo le nuove introduzioni varietali e qualche anno di sperimentazione in vigna e in cantina si è appurato che l’uva vocata a questo territorio è il Syrah, per la resa, le sue speziature e le eleganti espressioni.
Il primo anno di produzione del vino Varramista è il 1994, fino all’annata 2002 il taglio era costituito da Syrah e Sangiovese, in attesa che tutti gli impianti di Syrah entrassero in produzione, con l’annata 2003 si è arrivati al Syrah in purezza. Indubbiamente da provare il Varramista di colore rosso rubino profondo. Al profumo i sentori tipici del Syrah quali le spezie orientali, la liquirizia, il pepe nero sono in buona amalgama con gli aromi derivanti dall’invecchiamento in barrique di rovere francese per 15 mesi. Gusto caldo, armonico, con ritorni speziati al palato, complesso e persistente, di ottima longevità.

Oltre che in occasione di Cantine Aperte il 28 e 29 maggio p.v. è possibile visitare la Tenuta, fare un tour delle vigne e un tour delle cantine con degustazione, le info sono sul sito.

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“Cantine Aperte” fa parte di una serie di manifestazioni patrocinate da Movimento Turismo Vino, che offre l’opportunità agli amanti dell’enoturismo di vivere assaggi sotto le stelle e spettacoli a cielo aperto ad agosto con “Calici di Stelle“, che nella notte di San Lorenzo arriva in centinaia di centri storici e cantine d’Italia. A settembre “Cantine Aperte in Vendemmia“, un’occasione unica per riscoprire e vivere nelle campagne la straordinaria atmosfera di festa legata alla raccolta dell‘uva. L’appuntamento di novembre è invece con “Cantine Aperte a San Martino” per brindare al nuovo anno agricolo e gustare insieme ai produttori le grandi annate da invecchiamento, ma anche vino novello e castagne. Infine a dicembre, per festeggiare l’arrivo del Natale in compagnia dei produttori, c’è “Cantine Aperte a Natale“, dove, oltre al brindisi delle feste e ai pranzi con il vignaiolo, i visitatori potranno dedicarsi agli acquisti natalizi scegliendo vini da degustare, ma anche da regalare.

Non resta che andare sul sito del Movimento Turismo Vino e scegliere per ogni Regione le cantine da visitare in uno dei week end segnalati e poichè “il vino raggiunge la bocca e l’amore raggiunge gli occhi” innamoratevi di un vino al primo sguardo, vi inebrierà per sempre!

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