Curiosità

Ananas:

La qualità più comune di ananas è la Cayenne e arriva direttamente dalla Costa d’Avorio, la varietà Gold, invece, importata dal Costa Rica, è molto dolce e contiene una quantità di vitamina C superiore a qualsiasi altro tipo di ananas.

Cioccolato:

E’ noto a pochi che il cacao figura tra gli additivi usati nella preparazione di alcune sigarette. Lo scopo è quello di arricchire e rendere più gradevole il loro bouquet aromatico e viene usato soprattutto per le sigarette indirizzate al mercato dei giovani. Molti sono i personaggi della storia che in qualche modo sono legati alla cioccolata, per esempio Papa Pio V, benché inflessibile per certi versi, nel 1569 generò scalpore consentendo nei periodi di digiuno la consumazione di una tazza di cioccolata al giorno, adducendo come motivazione il fatto che fosse liquida. Anche Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, era ghiottissima di cioccolata ed era solita viaggiare col suo cioccolataio personale. Voltaire sembra bevesse una dozzina di tazze di cioccolata al giorno, per combattere la debolezza in tarda età. Giacomo Casanova, invece, ne faceva largo uso per gli effetti afrodisiaci…e pareva funzionasse!!

Cioccolato fondente:

Questo tipo di cioccolato contiene solo pasta di cacao, burro di cacao, zucchero, vaniglia e, a volte, lecitina (un emulsionante) in quantitativi variabili. La percentuale di cacao deve essere almeno del 45% e il burro di cacao il 28%. I migliori risultati in cucina si ottengono quando si impiega del cioccolato con un contenuto di cacao del 50%.

Cioccolato extrafondente:

Si distingue dal cioccolato fondente perché contiene una percentuale di cacao che può superare addirittura il 70% del peso. Di altissima qualità questo cioccolato è particolarmente adatto per essere consumato in tavolette.

Cioccolato al latte:

Questo tipo di cioccolato si ottiene con l’aggiunta di latte in polvere. Più precisamente: la sostanza secca derivante dal latte deve essere almeno del 14%, il saccarosio aggiunto non più del 55%, il cacao non meno del 25% del peso. Il cioccolato a latte è caratterizzato da un sapore più dolce e cremoso rispetto al cioccolato fondente. Quando lo si fonde occorre prestare particolare attenzione, perché è molto sensibile al calore.

Cioccolato amaro:

Dopo l’estrazione della maggior parte del burro di cacao, il cacao residuo viene tostato e ridotto in polvere. Noto anche come cioccolato dei “pasticcieri”, il cioccolato amaro si ottiene dalla miscela della pasta di cacao con burro di cacao. Non contiene zucchero né altri aromi e il suo sapore è amaro e intenso. Per realizzare prodotti da forno, 30 g di questo cioccolato possono essere sostituiti con 20 g di cacao amaro e 15 g di burro, e la dose di zucchero della ricetta dovrà essere adattata di conseguenza.

Cioccolato bianco:

Il cioccolato bianco non contiene cacao e alcun genere di coloranti, per cui sotto l’aspetto tecnico non potrebbe essere definito “cioccolato”. Si ottiene miscelando solo burro di cacao per il 20% del peso, latte o derivati per almeno il 14% e il saccarosio non più del 55%. Il cioccolato bianco, più grasso del fondente, è largamente utilizzato per glassare torte e preparare mousse, salse e dolci vari. Come il cioccolato al latte, anche quello bianco è molto sensibile al calore, pertanto occorre prestare particolare attenzione quando lo si fonde. Si consiglia di porre a bagnomaria il cioccolato bianco in una ciotola , mantenendo la temperatura tra 110~120°C.

Cioccolato gianduia:

La paternità di questo tipo di cioccolato è da attribuirsi ai torinesi. Nel 1806 il cacao aveva un costo elevato ed era difficile rifornirsene a causa del blocco napoleonico, così alcuni cioccolatieri pensarono di miscelare il cacao con le nocciole piemontesi, ridotte in polvere. Si ottenne da questo connubio un cioccolato molto gustoso e più economico. Il cioccolato al gianduia contiene circa il 32% di cacao,da 20-40 g di nocciole macinate per ogni 100 g di prodotto. E’ ottimo da gustare in tavoletta nella versione cioccolato alle nocciole gianduia e cioccolato al latte e alle nocciole gianduia. Lo si usa per farcire e decorare dolci oppure lo si può semplicemente gustare in tavoletta.

Carne di maiale:

La carne di maiale ha fama di essere molto grassa, ma va detto che esistono anche tagli magri, che sono sani ed equilibrati, infatti questa è una componente che varia secondo la razza, la specie e il sesso, l’età, il taglio e l’alimentazione ricevuta dall’animale: ovviamente, come per tutti gli alimenti, non bisogna abusarne. Le parti anteriori del maiale vanno cucinate più a lungo affinché diventino tenere poichè contengono molte proteine (quelle che formano il collagene, che fa parte della pelle, delle ossa, dei tendini) di scarso valore, che diventano gelatina e rendono più difficile la digestione. Per prevenire l’elevato consumo di grassi della carne di maiale si può stare attenti a eliminare il grasso visibile sulla carne prima di cucinarla, tenendola in frigorifero (il grasso a basse temperature solidifica e si toglie più facilmente) o sgrassando le pietanze durante e dopo la cottura, cioè quando il grasso tende a sciogliersi.

Macarons:

I macarons sono dolcetti francesi a base di mandorle, dall’aspetto simili ai baci di dama, ma molto più lisci e lucidi. Sono caratterizzati dai loro colori sgargianti che cambiano a seconda del ripieno. Si trovano infatti macarons marroni al cioccolato, arancioni all’arancia, verdi al pistacchio e così via. Sull’origine dei macarons si disputa da tempo, secondo una versione più campanilista se ne attribuisce il merito agli chef italiani portati da Caterina de’ Medici a Parigi per le nozze con il Duca di Orléans. Secondo la tradizione francese, invece, nel 1830, i macaron venivano serviti due a due con l’aggiunta di marmellate, liquori e spezie e furono chiamati Gerbet o Paris macaron perché creati all’inizio del XX secolo da Pierre Desfontaines della French, pâtisserie Ladurée.

Zucca:

La zucca è un ortaggio povero di zuccheri e ricco di vitamine e minerali. Possiede proprietà antidiabetiche e antipertensive, trova impiego anche per alleggerire problemi nervosi ed espleta buone proprietà rinfrescanti, diuretiche, lassative e digestive. La zucca intera può essere conservata in ambiente buio, fresco e asciutto anche per tutto l’inverno; la zucca in pezzi invece, si conserva in frigorifero, avvolta nella pellicola trasparente e va consumata velocemente poiché tende a disidratarsi. L’olio ricavato dai semi si zucca è ricco di acido oleico e linoleico. L’impiego terapico dell’olio di semi di zucca è consigliato anche nella profilassi dell’aterosclerosi. La polpa di zucca, invece, essendo ricca di carotenoidi, è particolarmente indicata per fissare l’abbronzatura e, nel contempo, s’inserisce tra gli ipotetici alimenti utili per la prevenzione dalle forme tumorali. Gli impieghi della zucca si estendono anche alla sfera cosmetica: con la sua polpa, infatti, si possono preparare alcune semplici maschere per il viso, utilissime per idratare la cute, levigare la pelle e pulirla profondamente. Inoltre, le maschere a base di zucca sono indicate per lenire le scottature.

Lievito di birra:

Per l’azione sinergica degli aminoacidi, delle vitamine, e dei sali minerali presenti, il lievito di birra stimola il processo di crescita, per questo motivo, nei paesi in via di sviluppo, è stato utilizzato con successo su bambini denutriti il cui accrescimento si era bloccato. Una somministrazione minima di lievito ha stimolato, infatti, la loro crescita corporea oltre ad aver riattivato il loro sistema immunitario. L’assunzione regolare di lievito stimola, inoltre, la secrezione di succhi gastrici a livello dello stomaco e dell’intestino, favorisce il miglioramento della digestione a cui si aggiunge anche una lieve accelerazione del transito intestinale, molto utile quando la digestione è lenta. Il lievito è un vero e proprio nutrimento per i nervi grazie all’apporto di vitamina B, magnesio, calcio e lecitina. I nervi si rilassano, perdono la loro ipersensibilità e iperattività e chi lo assume avverte una maggiore calma. Il lievito ha anche un’azione positiva in caso di insonnia: il sonno diventa più profondo e ristoratore. Ma, al pur affidabile lievito di birra, che ha un’aria troppo da prodotto industriale fatto in serie, in cucina è sempre preferibile il lievito naturale, la pasta madre.

Hummus:

L’hummus si può conservare in vasetti di vetro che si possono congelare così da averlo sempre pronto in caso d’emergenza, anche per guarnire raffinate tartine.
Oppure si può conservarlo anche 3-4 giorni tranquillamente in frigo, l’importante è riporlo per bene in vasetti chiusi o coprirlo con uno strato di olio alto un dito! Questo trucco vale per molti alimenti, come i pomodori secchi, i funghi, le melanzane sott’olio etc…evita l’insorgere di spiacevoli muffe.
Nelle case arabe l’hummus viene riposto in un piatto a centro tavola dove ognuno attinge con il pane.

Lievito madre o pasta madre:

Preparare il pane in casa, qualche tempo fa, era quasi come un rituale e si portava dietro delle consuetudini legate a credenze popolari e religiose: per esempio durante la lievitazione non doveva essere spazzato il pavimento, perché altrimenti si scacciava la provvidenza oppure le donne indisposte non potevano toccare l’impasto del pane.
Le famiglie vicine si passavano il lievito madre di casa in casa per poter panificare e prima di infornarla la pagnotta veniva incisa con un taglio a croce, a mo’ di benedizione.
Il pane non andava mai buttato se prima non ci si faceva il segno della croce e lo si baciava con rispetto e non si doveva tagliare con il coltello ma si doveva spezzare con le mani.

Cavolfiore:

Il cavolfiore è particolarmente indicato in caso di diabete perché le sue proprietà contribuiscono a controllare i livelli di zuccheri nel sangue. Secondo alcuni studi americani il cavolfiore aiuta a prevenire il cancro al colon e l’ulcera e cura l’anemia. Broccoli e cavolfiori, secondo recenti ricerche scientifiche, sarebbero efficaci nella prevenzione del cancro alla prostata. Uno studio, condotto dal National Cancer Institute di Bethesda, nel Maryland, e pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, ha evidenziato che chi segue un’alimentazione ricca di cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, broccoli e cavoli presenta il 49% di possibilità in meno di ammalarsi e questo sarebbe dovuto alla presenza di antiossidanti (flavoni) e indoli, in grado di contrastare l’azione degenerativa dei radicali liberi. Inoltre 2-3 cucchiai di succo di cavolfiore ottenuto con la centrifuga, diluito con acqua e miele, contribuisce a far guarire prima dalle malattie da raffreddamento.

Panzanella:

L’origine del nome panzanella è incerto, si crede che derivi dall’ usanza dei contadini di bagnare il pane secco e raffermo (per non buttarlo) e di unirlo alle verdure reperibili nel proprio orto, mischiando il tutto in un’insalatiera, quindi  “pane” e “zanella” (che significa piatto fondo, zuppiera).

Avanzi:

Forse è nato proprio dagli avanzi il panettone, il dolce tipico del Natale italiano. La legenda narra che il cuoco in servizio alla corte di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un pranzo sontuoso in vista del Natale. Il dolce, dimenticato nel forno, si carbonizzò. Il cuoco Toni, rimasto senza ingredienti, mise insieme quello che rimaneva in dispensa fra gli avanzi (farina, burro, uova, scorza di cedro e uvetta) e fece cuocere il nuovo dolce chiamato “pan del Toni”.

Pasta frolla:

Per la buona riuscita della pasta frolla sono necessari alcuni piccoli accorgimenti ossia 1) il burro deve essere freddo, conviene tenerlo in frigo fino all’ultimo momento, tagliato a pezzettini. 2) La pasta va impastata velocemente, senza farla scaldare e va fatta riposare in frigo, almeno mezz’ora, prima di usarla. 3) La frolla deve essere sfornata un po’ prima del tempo totale di cottura per evitare che indurisca troppo raffreddandosi. 4) La proporzione ottimale tra farina e burro deve essere: 2 parti di farina per 1 parte di burro.

Crepes:

Il nome la crepe lo deve al termine latino crispus, ossia arricciato o ondulato. Ad oggi, infatti, in Italia la crepe viene talvolta chiamata “crespella”. L’antica origine di questo alimento, oltre che un’interessante storia, ha legato alla crepe anche un ricco simbolismo: in Francia, specie in passato, la crepe era il piatto tipico della festa della Candelora (2 febbraio) ed era simbolo di amicizia ed alleanza e rappresentava perciò un dono sempre ben gradito. La tradizione vuole che, quando la crepe viene voltata nella padella, si possa esprimere un desiderio.

Pasta sfoglia:

E’ un impasto neutro usato per preparazioni sia dolci che salate ed ha la caratteristica di essere composta da numerose sfoglie separate da strati di materia grassa. L’acqua contenuta nel burro durante la cottura evapora e solleva lo strato subito superiore dell’impasto di acqua e farina provocando il caratteristico aumento di volume, tipico della pasta sfoglia. E’ per quest’ultima ragione che quando si cuoce uno strato di pasta sfoglia singolarmente è necessario bucare la superficie per limitarne il gonfiore.

Peperoncino:

In Messico, in America centrale e nel sud-ovest dell’America il Peperoncino è chiamato Chili. La parola spagnola “Chile” è una variazione di “chil” derivato dal dialetto (Azteco) del Nahuatl che era riferito alle piante ora conosciute come Capsicum.

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