Da Catania verso Modica per un viaggio nella Sicilia orientale

9 marzo 2016
duomo

Raggiungere la Sicilia da tutta Italia e dall’estero è diventato sempre più facile grazie alle tratte aeree su entrambe le coste e ai voli giornalieri sempre più frequenti. Sulla costa orientale si arriva a Catania a tutte le ore e si può scegliere di fermarsi per qualche giorno in città oppure partire da Catania verso Modica per un viaggio nella Sicilia orientale. Si può raggiungere il centro della città, dall’aeroporto, in circa dieci minuti con un taxi e in meno di venticinque con l’autobus che parte appena fuori dal Terminal degli arrivi. Una tappa immancabile nel giro turistico della città di Catania è il mercato del pesce “la Pescheria“. In pieno centro, accanto al Duomo e dietro la fontana dell’Amenano si può vivere un’esperienza tra il pittoresco e il reale, calati in un mercato sempre affollato con un  vocio incessante tra venditori e acquirenti che crea un sottofondo da mercato arabo e fa respirare la tipica atmosfera di una casbah. I banchi sono in parte all’interno di una galleria antica e in parte all’esterno in una piazza sulla quale si affaccia una balconata dove sostano i clienti che, prima osservano dall’alto i pescatori intenti a pulire e confezionare il pesce venduto e poi scendono per acquistarlo a loro volta.

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E’ molto caratteristico soprattutto considerando che a poche centinaia di metri c’è la parte più istituzionale della città ossia il palazzo degli Elefanti sede del Municipio e degli uffici comunali e il Duomo dedicato a Sant’Agata. Nella Piazza su cui si affacciano tutti questi edifici confluiscono tre strade: via Etnea, via G. Garibaldi e via Vittorio Emanuele II. Al centro della piazza si trova quello che è il simbolo di Catania, ovvero “u Liotru“, una statua in pietra lavica raffigurante un elefante, sormontata da un obelisco, posta al centro di una fontana in marmo più volte rimaneggiata.

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Percorrendo la via Etnea, lasciandosi alle spalle piazza del Duomo, si arriva ad incrociare via Pacini da dove a sinistra si può ammirare Villa Bellini e, all’incrocio con Via Umberto I, l’antica e rinomata Pasticceria Savia. La seconda traversa a destra in Via Umberto I è Via Santa Filomena, ribattezzata da catanesi e non, la via del gourmet di Catania dove si alternano bistrot e pasticcerie, pizzerie e locali e dove si può mangiare non solo cibo tipico siciliano, come da FUD, ma anche dolci francesi come i macaron da Blanc à manger.

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Se si arriva a Catania in macchina si può approfittare per fare un viaggio tra le aziende siciliane che non distano molto dalla città, una di queste è l’azienda Rossa dove si può ammirare la bellezza della natura e in questo caso delle arance rosse, assaporare il gusto dei frutti appena raccolti dall’albero e restare affascinati dalla maestosità dell’Etna innevato. All’interno dell’azienda è presente un antico palmento in ristrutturazione che diventerà luogo di aggregazione e di relax. Se si ha la fortuna di visitare gli agrumeti durante la raccolta si può osservare anche come gli operai riescono a tagliare i frutti, senza danneggiare la pianta, grazie ad una piccola forbice che nascondono tra le dita. Ma è bello potersi fermare anche ad assaggiare insieme ai titolari un ottimo olio, sempre di produzione propria, con il pane casareccio e il delizioso liquore Amara. Nato dall’idea di due giovani siciliani: Giuseppe Librizzi e Edoardo Strano, ingegnere il primo, imprenditore il secondo questo amaro in cui le migliori scorze di arancia rossa incontrano un infuso di erbe aromatiche e zucchero è naturale, dal gusto unico e deciso, dal colore limpido e dorato, prodotto in piccole quantità, in maniera artigianale e senza additivi. Con i suoi odori mediterranei ogni bottiglia racchiude in sé il succo della Sicilia.

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Procedendo verso Modica dopo aver superato Siracusa, sulla costa merita una visita la meravigliosa Noto, la città del Barocco che si nasconde ai più in un itinerario turistico che si ferma alla parte bassa della città e che invece è sovrastata dalla parte alta che io ho ribattezzato l’igNoto. Noto e l’igNoto sono due città in una sola, sono una concomitante all’altra, ma nello stesso tempo una nascosta dall’altra. Soprattutto in estate, momento in cui la città brulica di turisti che passeggiano lungo il corso principale, le strade sono tutte invase da gente che non va oltre il Teatro o il Duomo e non si inerpica sulle lunghe scalinate in salita per andare a scoprire ciò che si cela più sù. Noi lo abbiamo fatto con e grazie ad una guida d’eccezione che è stata Corrado Assenza, maestro pasticcere del Caffè Sicilia. Lui è il pasticcere dalla creatività irraggiungibile che sforna dolci che mai snaturano il sapore e il gusto proprio di ogni ingrediente, una persona meravigliosa con una cultura e una passione viscerale per la materia prima, alla continua ricerca dell’eccellenza e della perfezione nel gusto. Una persona paziente e amorevole che ci ha svelato i segreti di una delle città siciliane più belle e ricche di storia, patrimonio dell’Unesco, e che lui ama smisuratamente. Questo suo infinito amore ci ha guidati alla scoperta di piazza su cui i ragazzi giocano a pallone e su cui si affacciano chiese con due facciate o strade ai cui lati ci sono palazzi come il carcere che non ha mai visto aprirsi la sua porta principale. Se vi va potete fermarvi a cena al ristorante Vicari, assaggiare qualcuno dei piatti proposti dallo chef, contaminati da una cucina del nord che si fonde con quella sicula e provare a chiedere di Corrado che spesso, molto spesso, passa e si ferma a fare due chiacchiere proprio con lo chef Salvatore.

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Se restate in zona il paese più accattivante da dove potete andare a sentire il profumo del mare è sicuramente Marzamemi nei pressi di Pachino, dove potrete acquistare e visitare le aziende che fanno parte del consorzio del pomodorino di Pachino IGP (leggete qui). Marzamemi è un luogo magico a metà tra l’oriente e l’occidente, con una piazza ampia dove si affacciano ristoranti e locali che in piena estate riempiono di gente vociante l’intero spazio. Stradine e vicoletti bianchi che finiscono direttamente a mare o che danno accesso al porticciolo dove sono le piccole barche dei pescatori. Durante i mesi estivi quasi non si cammina per la quantità di tavolini davanti ai locali e persone che girano nei vicoletti o si riversano nella strada principale a passeggiare e a sbirciare tra le numerose bancarelle.

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Risalendo verso l’interno in direzione Modica, situata su una collina a circa 300 metri s.l.m. fa capolino una cittadina deliziosa, Ispica, al centro della quale non passa inosservata la settecentesca Basilica di Santa Maria Maggiore, bellissima, progettata dall’architetto di Noto Vincenzo Sinatra. Alla Basilica è stato aggiunto un porticato con 23 passaggi che delimita la piazza. L’interno, a tre navate ospita una statua del Cristo flagellato alla colonna che venne qui trasferita dopo essersi salvata dal terremoto e che è oggetto di particolare venerazione durante i riti della settimana santa. L’intero edificio è stato dichiarato monumento nazionale agli inizi del 1900.

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Camminando tra le strade della cittadina si celano tante altre chiese e il bellissimo Palazzo Bruno di Belmonte, in stile liberty, è il più importante della provincia, fu commissionato dall’on. Pietro Bruno di Belmonte ad un architetto palermitano, ma non divenne mai dimora di questa famiglia, considerata la più importante della città dell’inizio del secolo scorso, in quanto il palazzo non fu mai completato per diversi motivi. Oggi è sede degli uffici comunali. Subito accanto al paese si trova la Cava di Ispica, profonda valle scavata dall’erosione dell’acqua, che è la più importante delle “cave” nella Sicilia orientale. E’ lunga 13 km ed è attraversata da un torrente che prende diversi nomi: Pernamazzoni all’ingresso e Busaitone all’uscita. Vi si trovano una serie di abitazioni rupestri ed è stata abitata dalla preistoria all’Ottocento. Lungo la Cava le acque del fiume alimentavano, con il nome di Rio della Favara, i Pantani cioè le riserve naturali che ancora oggi sono utilizzate come sosta, nel periodo delle migrazioni, da diverse specie di uccelli nel corso dei loro spostamenti stagionali dall’Africa al nord Europa e viceversa, tra cui ci sono il germano reale, il fenicottero, l’airone cinerino ed altri ancora. Proprio ai piedi di Ispica in un contesto elegante e in assoluto rispetto per la natura circostante si trova un luogo dove potersi fermare a dormire e nello stesso tempo degustare ottimi vini. Questo Relais è una piccola struttura ricettiva all’interno dell’ azienda agricola-vitivinicola Riofavara dove il visitatore-turista può godere, in assoluto relax, la vita e la qualità del territorio senza rinunciare all’enogastronomia tipica della Val di Noto. La guest house è composta da tre suite, tutte all’insegna del vino/vite/uva e prodotti della salute. Una particolarità che caratterizza questo relais è quella di trovare nei bagni in camera: bagnoschiuma, crema per le mani, crema per il corpo e saponi tutti all’uva rossa. Un profumo dolce e intenso, piacevolissimo e inebriante che ha il potere di avvolgere i sensi e stregare letteralmente!

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Delle tre camere una si affaccia sul vigneto, mentre le altre due hanno vista panoramica sul convento di Gèsu, sul promontorio del Carmine e sul canyon d’ingresso della Cava d’Ispica, da cui dista circa 800 mt. Il baglio che divide le due camere vicine si affaccia su un giardino di piante aromatiche e officinali, nel quale durante il periodo primaverile – estivo viene servita la colazione. La mattina sarà bellissimo svegliarsi e dopo aver fatto colazione chiedere al proprietario Massimo Padova di poter fare un giro all’interno dell’azienda. Qui si potrà visitare il vigneto o la cantina e godere dei profumi e del sapore di uno o più dei pregiatissimi vini. L’azienda Riofavara è nata nel 1920 come azienda viticola, con piccola produzione di moscato e vendita di uve. Nel 1992 si è presa la decisione di iniziare a produrre vini e adesso è diventata di 16 ettari, con viti ad alberello e spalliera e produzione di un moscato bianco tipico di questa zona che si chiama moscatella, un’uva antica della Val di Noto. Si produce anche nero d’avola (calaurisi il nome dialettale) e si è aggiunta la foresteria per andare incontro alle esigenze dei clienti esteri che chiedevano dove poter stare e poter fare degustazione. La produzione totale è di circa 80mila bottiglie, 6 etichette: 3 bianchi e 3 rossi,  un metodo classico e un vino senza solfiti. Per i rossi non si utilizzano lieviti industriali, ma fatti raccogliendo i grappoli più maturi e pigiandoli il giorno prima della vendemmia. L’azienda possiede 50 barrique per circa 1/3 del totale del vino. I bianchi invecchiano solo in acciaio mentre i rossi passano tutti in barrique. Il passaggio in legno serve a stabilizzare eventuali presenze di lievito e a dare pienezza al vino.

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Proseguendo verso l’interno la tappa successiva è Modica, il suo barocco e la bontà del suo cioccolato. Una città che scioglie il cuore di ogni visitatore, per la sua arte, il divertimento e il gusto: quello del cioccolato tanto famoso. La città di Modica è divisa in due aree: Modica Alta, che si inerpica sulle rocce e Modica bassa, più a valle, che si allunga dove un tempo scorrevano due fiumi, poi ricoperti a causa delle alluvioni e dove è situato Corso Umberto, la principale strada della città. Unica, affascinante e barocca, Modica è diventata famosa per il particolare cioccolato che si è iniziato a produrre qui e per il quale è famosa l’Antica Dolceria Bonajuto. Meraviglioso il Palazzo Failla, Hotel nella parte antica e alta della città a poche centinaia di metri dal Duomo di San Giorgio, dove ogni stanza è un gioiello ricercato ed elegante in cui sembra di tornare indietro nel tempo.

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La metodologia di produzione del cioccolato di Bonajuto è la particolare lavorazione “a freddo” che nonostante l’esclusione della fase del concaggio riesce a mantenere aromi che sarebbero destinati a scomparire. La forza di questo particolare prodotto è proprio nella semplicità della lavorazione, nella mancanza di aggiunta di burro o di altre sostanze estranee quali grassi vegetali, derivati del latte, lecitina e nella metodologia di lavorazione che dal 1880 ad oggi è rimasta invariata. All’interno dell’Antica Dolceria Bonajuto si trovano anche altri dolci come l’aranciata o la cedrata, di origine araba, realizzata con scorza d’arancia e di cedro che viene prima purificata in acqua corrente per l’eliminazione dell’alcool e poi cotta con il miele.

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L’Aranciata ha la consistenza di un torrone e si consuma a piccoli pezzi, è un dolce legato alle festività natalizie e pare possieda delle ottime proprietà digestive, ma si trova e si può acquistare tutto l’anno. Sempre a Modica, ma nella zona più moderna e nuova della città, c’è un’azienda che negli ultimi anni ha fatto parlare tanto di sé e del cioccolato che produce, sempre con lavorazione a freddo, ma con una tecnologia moderna e con una metodologia diversa da quella di Bonajuto: Sabadì, il “nuovo” cioccolato biologico modicano. Il titolare Simone Sabaini è un giovane veronese che ha fatto una inversione di rotta nella sua vita e ha deciso di iniziare a produrre cioccolato dopo anni passati a lavorare in finanza. Una scelta drastica, ma fatta con cognizione di causa, un impegno con se stesso e con una materia prima che merita di essere esaltata.

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Il cioccolato Sabadì per cinque anni consecutivi ha vinto come miglior cioccolato di Modica ed è realizzato utilizzando materie prime biologiche certificate, provenienti da presidi Slow Food e produttori del commercio Equo e Solidale, nel rispetto delle piccole comunità indigene, dell’ambiente e delle biodiversità. Non si aggiungono grassi, aromi, essenze, additivi, ma è fatto solo di pasta amara di cacao, zucchero di canna, scorze di agrumi e spezie. Ogni ricetta è frutto di intuizione, ricerca e tante prove in laboratorio. I bilanciamenti degli ingredienti avvengono sempre sotto il vigile controllo del titolare e secondo criteri legati alla freschezza, alla percezione del gusto e alla persistenza di questo. L’affioramento del burro di cacao è considerato un difetto, quando si separa la parte grassa il cioccolato perde lucentezza, tende a sbriciolarsi e perde gusto e profumo. Il cioccolato modicano infatti nasce come tipo di cioccolato da consumare in fretta, al massimo in un paio di settimane. Se conservato troppo a lungo, la parte grassa del cacao si separa: il cioccolato si ricopre di una patina bianca e tende a sbriciolarsi. Chi considera queste caratteristiche proprie del cioccolato di Modica, lavorato a freddo per tradizione, non pensa che appena preparato non appare così, e che nella parte grassa risiedono per la maggior parte le componenti aromatiche, che vanno quindi perdute. Questo è il motivo per cui il cioccolato Sabadì si stabilizza con il temperaggio, si porta cioè a temperature più basse (28-29 °C) rispetto a quelle tradizionali e il cioccolato, temperato, resta lucido e compatto senza nulla togliere ai vantaggi della lavorazione a freddo. Assolutamente da provare tutte le varianti e i gusti, la cioccolata in tazza, il cioccolato funzionale biologico, le caramelle, i torroni e una volta estasiati da tale e tanta bontà trasferirsi a vivere a Modica!

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2 Comments

  • Reply Fabio 9 marzo 2016 at 20:28

    Che bello ripercorrere le tappe di questo bel giro che abbiamo fatto assieme. Io veramente mi meraviglio della bellezza che trovo in ogni angolo di Sicilia e della disponibilità della gente oltre che dell’eccellenza dei prodotti enogastronomici.

    Fabio

    • Reply peperossoincucina 10 marzo 2016 at 9:42

      Hai proprio ragione la Sicilia è così bella e così grande che non si finisce mai di scoprirla!

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