Prato città della cultura e dei musei

29 luglio 2016
panorama dal tetto

Bisognerebbe avere più tempo per conoscere l’Italia, le città d’arte fuori dai tracciati standard e ricche di meraviglie da scoprire. In occasione della manifestazione Eat Prato ho avuto il piacere e l’opportunità di approfondire la mia conoscenza della cittadina toscana che mi è apparsa come una vera rivelazione. Già ho raccontato (qui) delle dolcezze che si rincorrono tra i vicoli della città e che ne sono un vanto, ma un altro aspetto che mi ha colpito molto è quello legato alla cultura e alla presenza di due musei molto interessanti che sono un vero tesoro da scoprire: il Museo del Tessuto e il Museo Civico.

Museo del tessuto

E’ uno dei musei più importanti a livello nazionale ed europeo sulla storia e lo sviluppo della tessitura dall’antichità ai giorni nostri. Il primo nucleo del Museo venne costituito nel 1975 anno in cui  le collezioni tessili, grazie alle acquisizioni dell’associazione ex allievi dell’istituto tessile, sono cresciute fino a raggiungere il patrimonio attuale che oggi è di assoluto rilievo a livello internazionale. Dal 2003 il Museo ha sede presso l’ex cimatoria Campolmi, una delle fabbriche più antiche del comune di Prato, sviluppatasi nell’Ottocento intorno a un mulino già esistente nel Quattrocento e uno dei più importanti esempi di archeologia industriale in Toscana. La “Cimatoria Campolmi Leopoldo e C.” infatti è una fabbrica simbolo della storia produttiva pratese, presso la quale i tessuti allo stato grezzo venivano rifiniti attraverso diverse fasi di lavorazione (follatura, tintura, garzatura, cimatura, calandratura) e nel Museo sono presenti, al secondo piano, molte macchine che raccontano e testimoniano i vari passaggi di lavorazione e le varie epoche.

insegna

All’interno del Museo del Tessuto, molto ricca è la sezione che testimonia la produzione tessile dei secoli XIV – XVIII con frammenti provenienti da Italia, Europa, Medio ed Estremo Oriente. L’Ottocento e il Novecento sono rappresentati da tessuti per abbigliamento e arredamentoabiti, ricami, merletti e passamanerie, nonché da importanti campionari delle prime fabbriche di Prato. Bellissimi gli abiti d’epoca da matrimonio e per le serate di gala. Tanti sono i modellini disegnati che mostravano l’abito finito con le stoffe che sarebbero state utilizzate

Questo slideshow richiede JavaScript.

Di notevole interesse storico-antropologico sono anche i tessuti etnici del XIX e XX secolo provenienti da India, Cina, Giappone, Indonesia, America Centrale e Meridionale. Ogni teca rappresenta un periodo storico e l’esposizione è arricchita da proiezioni di immagini che ricreano le suggestioni e l’atmosfera in cui i tessuti furono, nel corso dei secoli, progettati, realizzati e utilizzati.

La sezione contemporanea raccoglie tessuti che per caratteristiche tecniche, tecnologiche o decorative rappresentano un’assoluta novità nel panorama internazionale e li presenta in anteprima rispetto alla loro diffusione commerciale. L’innovazione, la ricerca tecnologica e la sperimentazione nei processi produttivi sono il risultato di un lungo percorso storico e culturale testimoniato dai tessuti di questa sezione.

Tra i macchinari d’epoca: un enorme telaio industriale, sfilacciatrici e cardatrici.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Museo è in Via Puccetti, 3 a Prato ed è aperto dal martedì al giovedì con orario 10.00–15.00, il venerdì e sabato con orario 10.00–19.00 e la domenica dalle 15.00 alle 19.00. Chiuso il lunedì.

Museo civico

Il Museo civico di Prato è situato all’interno di Palazzo Pretorio ed è una meta obbligata per gli appassionati del mondo dell’arte che visitano la Toscana poichè è uno scrigno prezioso di oggetti che raccontano la storia della città, attraverso le opere di Bernardo Daddi, Giovanni da Milano, Donatello, Filippo e Filippino Lippi, le grandi pale d’altare dipinte da Santi di Tito e Alessandro Allori, la gipsoteca di Lorenzo Bartolini.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il piano terra è un viaggio alla scoperta di Prato e del suo Museo. Il primo piano è dedicato al Trecento e al Quattrocento, con Filippo Lippi e l’Officina pratese, una pagina cruciale del Rinascimento. Il secondo piano ospita opere tra il Cinquecento e il Settecento. Il terzo piano è dedicato all’Ottocento e al Novecento e offre una vista spettacolare sulla città, accanto ai capolavori di Bartolini, protagonista dell’arte del XIX secolo.

Le opere di questi grandi Maestri sono valorizzate anche grazie ai particolari tessuti impiegati: un omaggio a Prato, alla sua economia e alla sua storia. Innovativi sono gli strumenti multimediali e due suggestive videoproiezioni: una sulla storia del Palazzo e un’altra sulla Sacra Cintola, la reliquia simbolo della città, con la ricostruzione virtuale degli splendidi affreschi di Agnolo Gaddi in Duomo. Negli spazi a piano terra accanto ai dipinti e alle sculture patrimonio della città si possono ammirare le mostre temporanee ospitate nel Palazzo in collaborazione con altri Musei.

Dal terrazzo dell’ultimo piano si gode di una vista panoramica su tutta la città di Prato che è una visione incantevole di una città tutta da scoprire.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La Sacra Cintola della Madonna

La Sacra Cintola, chiamata anche Sacro Cingolo, è considerata la cintura della Madonna, è la reliquia più preziosa di Prato ed è custodita nell’omonima cappella del Duomo.

La Sacra Cintola è una sottile striscia, lunga 87 centimetri, di lana finissima di capra, broccata in filo d’oro, i cui estremi sono nascosti da una nappa su un lato e da una piegatura sul lato opposto tenute da un nastrino in taffetà verde smeraldo.

Per secoli è stata il tesoro più prezioso della città, diventando il fulcro delle sue vicende religiose e l’elemento cardine della sua identità. La storia della Cintola è un affascinante intreccio di verità e credenze popolari, arte e devozione.  Oggi è custodita in un reliquiario chiuso con tre chiavi, una conservata dai canonici della cattedrale, due dal Comune e le ostensioni dal pulpito del Duomo avvengono in presenza del Vescovo e del Sindaco della città.

Secondo la tradizione, San Tommaso incredulo dell’assunzione in cielo della Madonna, volle aprirne il sepolcro ma vi trovò solo la cintura del suo abito. L’evento viene rappresentato simbolicamente in moltissime pale d’altare di cappelle dedicate a S. Tommaso mostrando la Madonna che sale al cielo e la cintura che pende verso San Tommaso a simboleggiare il legame fra l’uomo e la Vergine. Tommaso, prima di partire per le Indie, affidò la reliquia ad un sacerdote di rito orientale, da qui iniziò la trafila dei vari passaggi di mano, fino a quando non giunse in possesso di Michele Dagomari da Prato, mercante in soggiorno a Gerusalemme nel 1141, in dote per il matrimonio con la figlia Maria discendente del sacerdote che l’aveva in custodia.

Michele nello stesso anno tornò in patria portando con sé la reliquia che ripose in una cassapanca. Al fine si custodirla meglio decise di dormirci sopra ogni notte, con grande sdegno dei religiosi che vennero a saperlo. Nel 1173, in punto di morte, Michele rivelò l’importanza del suo tesoro e lasciò la reliquia nelle mani del magistrato civile e del preposto. L’anno dopo venne portata in Duomo con una solenne processione e riposta all’interno dell’altare maggiore dove si avviarono una serie di trasformazioni e ampliamenti della chiesa.

A seguito di un tentativo di furto da parte di un pistoiese nel 1312, quand’era conservata ancora nell’altare maggiore, il Comune e la Cittadinanza decisero di espropriarla al controllo ecclesiastico diretto e porla all’ingresso del Duomo di Prato. Successivamente venne costruita una Cappella apposita sul fianco sinistro della chiesa, all’altezza della facciata. Più in generale, l’intero Duomo subì per questo parecchie modifiche.

Il Museo è aperto tutti i giorni (eccetto il martedì non festivo) con orario continuato dalle 10.30 alle 18.30. Chiuso per la festività di Natale. La biglietteria chiude alle 18

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply