Alla scoperta di Ugento, Gallipoli e dei dintorni di Lecce

8 aprile 2016
Panorama Gallipoli

E’ tempo di iniziare a pensare all’estate, alle vacanze, al mare e ai luoghi che possono offrire non solo spiagge bellissime e attrezzate, ma anche un’alternativa culturale per chi ama visitare le città d’arte, i musei e le bellezze paesaggistiche italiane. La Puglia, regione meravigliosa, sa coniugare tutto questo e con pochi spostamenti e qualche chilometro da fare tra coste e zone interne, permette a chi lo desidera di esplorare luoghi magici con spiagge bianche e lunghe alternando visite a musei di vario genere che lasciano senza parole, per la quantità di reperti o per l’argomento trattato. Di cosa sto parlando? Del Museo Civico di Archeologia di Ugento, del Museo dell’emigrazione delle Serre Salentine di Racale e del LABE – Laboratorio dell’emigrazione di Alessano, questi ultimi due in provincia di Lecce.

Partiamo dal primo. Dal 2009, l’ex Convento dei Francescani di S. Maria della Pietà ad Ugento ospita il nuovo Museo Civico di Archeologia della città. Gli spazi espositivi sono distribuiti su due piani e accolgono, nelle diverse sale e all’interno del chiostro, reperti che vanno dalla Preistoria al Medioevo affiancati da pannelli didattici che ne esplicano i significati e la storia. Il refettorio, al piano terra, ospita un grande plastico che ricostruisce l’antica Ugento sulla base degli studi condotti fino ad oggi: sono visibili le mura messapiche, le strade, le necropoli e quella che doveva essere l’area occupata dalla città antica. In alcune sale del piano terra si trovano rinvenimenti provenienti da sepolture infantili, oggetti ritrovati in una tomba appartenente molto probabilmente ad un membro dell’aristocrazia guerriera e il calco dello scheletro di un uomo ritrovato ad Ugento e ucciso probabilmente mediante lapidazione. Bellissimi e unici sono gli affreschi scoperti durante l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione che erano nascosti nelle intercapedini dei muri. Oggi sono visibili attraverso fessure e spazi molto stretti che ne rendono ancora più affascinante lo studio e l’osservazione, non sempre agile.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Degna di nota è l’imponente Tomba dell’Atleta, risalente alla fine del VI sec. a.C., esposta al centro, nel chiostro dell’ex convento. Scoperta nel 1970 è costituita da tre elementi: basamento, lastre del recinto e lastre di copertura e presenta una decorazione interna a fasce bianche, rosse e blu.

Tomba dell'atleta

Al primo piano c’è un’ala, dedicata alle necropoli di Ugento e alle mura della città antica, dove all’interno di cinque sale sono esposti corredi provenienti da tombe del III e IV secolo a.C., cippi funerari ed enormi blocchi di carparo, una pietra calcarea derivante dalla cementazione di sedimenti di roccia, appartenenti all’antica cinta messapica che difendeva Ugento.

Questo slideshow richiede JavaScript.

In una seconda ala invece sono conservati i culti indigeni della Messapia, la “Terra tra i due mari” cioè il territorio corrispondente alla Murgia meridionale e al Salento: le sette sale espongono oggetti votivi e statuette in terracotta risalenti all’Età Ellenistica e provenienti dal santuario di Artemide dell’antico porto di Torre S. Giovanni, calchi di statuette in terracotta raffiguranti divinità di età arcaica, ma soprattutto la copia della statua dello Zeus di Ugento, capolavoro della bronzistica magnogreca di cui l’originale è attualmente conservata al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Le tre sale dell’ultima ala sono dedicate alla ceramica medievale, alle monete, con particolare riguardo per quelle appartenenti alla zecca ugentina e alla preistoria e protostoria locale.

Il Museo dell’emigrazione delle Serre Salentine di Racale è invece un museo che è soprattutto un luogo di recupero della memoria storico-culturale dell’emigrazione della popolazione appartenente ai comuni del Gal Serre Salentine. E’ uno spazio vivo e dinamico in cui si favorisce la comprensione e la conoscenza del fenomeno attraverso materiale fotografico, cartaceo e oggettistica appartenuta ai migranti. Il Museo rientra nella Rete Regionale del Progetto “Pugliesi nel mondo”, creato per la ricerca di documenti e materiali sull’emigrazione pugliese affinchè la memoria non vada perduta e resti oltre il tempo.

Il LABE – Laboratorio dell’emigrazione ad Alessano ha anch’esso come obiettivo quello di favorire la conoscenza del fenomeno dell’emigrazione attraverso percorsi creativi e attività di valorizzazione della cultura e delle tradizioni pugliesi. L’identità culturale locale viene rafforzata recuperando e raccontando gli aspetti socio-economici che, dall’inizio del Novecento, obbligavano i pugliesi ad emigrare. Il laboratorio dell’emigrazione, favorendo la coesione sociale e culturale tra le popolazioni emigrate e le loro zone di origine, diventa il luogo dove conoscere il passato per riappropriarsi della storia e delle ricchezze insite nel territorio pugliese, con la prospettiva di costruire un ponte con le nuove generazioni delle comunità emigrate.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ritornando alle spiagge e ai luoghi dove ci si può fermare a fare un bagno, sul Mar Jonio si affaccia la bellissima Gallipoli, divisa in due parti chiamate Borgo e Centro Storico. Il Borgo corrisponde alla parte moderna della città ed è situato su un promontorio, mentre il Centro storico, caratterizzato da vie strette e tortuose, è su un’ isola di origine calcarea. La bellissima parte antica di Gallipoli è circondata da bastioni e mura di difesa lunghe circa un chilometro e mezzo, costruite con lo scopo di difendere la città dagli attacchi dei nemici provenienti dal mare. Inizialmente infatti l’isola su cui sorge il centro storico era unita alla terraferma da un istmo che rappresentava l’unico passaggio per accedere alla città. Dal 1484, prima con i veneziani e subito dopo con i Turchi, per accrescere le difese della città, l’istmo fu tagliato e solo agli inizi del 1600 fu costruito l’attuale ponte con una struttura a dodici arcate che, inizialmente, terminavano in un ponte levatoio in legno. Ancora oggi il ponte rappresenta l’unico punto di contatto dell’isola con la terraferma, ma ha subìto nel tempo alcune variazioni: è stato eliminato il ponte levatoio ed è stata costruita una strada parallela per il passaggio delle rotaie del treno e delle auto. Gallipoli è una splendida meta turistica, ma è altrettanto famosa per la sua attività portuale e di pesca. Già nel Settecento il porto di Gallipoli era affollato di navi provenienti da tutta Europa ed era il luogo da cui migliaia di imbarcazioni partivano per il mondo trasportando ovunque l’olio lampante pugliese. La devozione della città al mare e alla pesca è ben visibile ancora oggi nei pressi dell’area portuale dove ha luogo tutti i giorni un mercato ittico molto caratteristico e molto frequentato da gente del posto e da turisti. Attraversando il mercato, nelle strade strette della città, ci si ritrova immersi in una carrellata di Chiese, tra cui la meravigliosa e maestosa Cattedrale di Sant’Agata, molti palazzi nobiliari ed il frantoio ipogeo di Palazzo Granafei.

Questo slideshow richiede JavaScript.

C’è stato un tempo infatti in cui l’olio valeva oro e le cisterne sotterranee di Gallipoli ne erano colme come miniere, era il tempo in cui si produceva il prodotto per eccellenza del commercio locale: l’olio lampante. Serviva ad illuminare le lampade nelle case borghesi o i sontuosi candelabri dei palazzi e delle regge nobiliari, oppure finiva nelle lanerie di Gran Bretagna o, trasformato in sapone, ad uso e consumo delle dame parigine. L’olio di Gallipoli era il migliore del Mediterraneo, il più ambìto, il suo prezzo si batteva da Napoli a Londra, come oggi avviene per le quotazioni in borsa. Navi e bastimenti tra il Seicento e l’Ottocento affollavano il porto e caricavano questo prezioso liquido dorato per poi raggiungere gli scali del Nord Europa e da lì le steppe della Russia. Pare che quest’olio, infatti, grazie alla sua purezza, fosse l’unico deputato a bruciare, insieme all’incenso, nelle chiese ortodosse di Mosca. Negli antichi frantoi ipogei di cui solo nel centro storico della “città bella” se ne contavano una trentina, il carparo, la pietra delle cisterne nelle quali veniva conservato l’olio per lungo tempo, fungeva da filtro e rendeva l’olio puro.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nell’Ottocento grazie alla produzione dell’olio e alla commercializzazione di questo a Gallipoli si generò un notevole indotto e si venne a creare una ricca borghesia di artigiani e commercianti che investì nella ristrutturazione ed edificazione di nuovi luoghi di culto, come dimostrano le molte Chiese e Confraternite presenti ancora oggi in città.

A proposito di Chiese, merita un accenno, la Chiesa di Santa Maria della Purità, sede dell’omonima confraternita, la cui facciata delimitata lateralmente da due lesene e terminante con un cornicione in carparo è caratterizzata da tre pannelli in maiolica raffiguranti la Madonna della Purità, San Giuseppe e San Francesco d’Assisi. L’interno, ad unica navata, sbalordisce per la ricchezza delle opere sacre e delle decorazioni, per i fregi e per gli intagli lignei che sono un autentico trionfo del barocco. Infatti la chiesa, unica nel suo genere, è uno scrigno di opere d’arte, una vera pinacoteca. Lungo i muri vi è un autentico compendio della Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, mentre a terra c’è un altro spettacolo: un notevole pavimento maiolicato e decorato da arabeschi e motivi floreali che lascia senza parole.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Appena fuori Gallipoli, iniziando a risalire verso Lecce, ci si deve fermare ad assaporare la cucina tipica salentina (e non solo!) a Le Macàre un ristorante-trattoria-pizzeria davvero unico dove la sola magia è la cucina che, insieme ai titolari e a tutto il personale, è capace di trasportare “magicamente” in un mondo ricco di sapori, allegria, risate, buon vino, ottimo olio e prodotti unici e ricercati. A dormire invece si può andare al Resort Rosso Terra, dove il colore rosso sta per la terra che accoglie gli ulivi secolari, come il frutto che arricchisce le tavole o come il cielo che al tramonto accompagna le lunghe passeggiate tra gli ulivi che sono tanti e anche secolari in questo resort, realizzato in un’antica masseria in stile coloniale dalla tipica forma a “staffa di cavallo” composta da appartamenti in pietra dalla forma circolare, le Pajare e da una masseria d’epoca denominata Masseria Bianca. Le Pajare caratterizzano il paesaggio rurale salentino ed esprimono l’azione di bonifica operata dai braccianti, in piccoli fondi, avvenuta soprattutto a partire dalla fine del ‘700. Si trattava di ripari temporanei e giornalieri usati dai contadini per trovare rifugio da un improvviso temporale o per godere di un fresco riposo pomeridiano nei pomeriggi primaverili ed estivi. Limitatamente al periodo della raccolta dei fichi (agosto-settembre), le Pajare erano abitate dai contadini e dalle loro famiglie in modo permanente. Oggi in questo bellissimo resort si può usufruire di queste caratteristiche abitazioni, ristrutturate e rese molto accoglienti, per godersi una splendida vacanza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Costeggiando il litorale jonico si scorgeranno tante torri che avevano funzioni difensive e rendevano più sicure le coste della penisola salentina. La Torre Santa Caterina è una di queste torri costiere del Salento situata nel comune di Nardò in località Santa Caterina. Circondata da una fitta pineta, venne edificata nel XVI secolo, ha una grande scalinata in pietra che conduce alla porta d’accesso. L’interno ospita due ambienti sovrapposti: il piano terra era adibito a ricovero per gli animali e a deposito di attrezzi, il primo piano, diviso in tre stanze con camino, era utilizzato come residenza. Oggi questa Torre è stata ristrutturata con il sostegno del Gal Terra d’Arneo ed è stata adibita a Museo, dal terrazzo dell’ultimo piano si gode una vista panoramica sul mare e sulla cittadina di Santa Caterina rinomata per le sue bellissime Ville in stile Liberty. Nelle vicinanze sono da visitare anche la città di Copertino e la Chiesa di San Giuseppe, Santo dei voli e protettore degli studenti e Castello Monaci, circondato da 3000 piante di ulivi e 200 ettari di vigneti che ho avuto modo di visitare più volte e di cui ho scritto qui.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Prima di una sosta pranzo, in direzione Lecce, è molto interessante una visita a Lequile al Convento dei Francescani, costruito tra il 1613 e il 1619. Il suo Chiostro ospita un pozzo centrale e sulle pareti undici affreschi datati 1692 rappresentanti la Via Crucis. Caratteristico del Convento è il Refettorio che ha scene dipinte sugli schienali e affreschi sulle pareti rappresentanti l’incontro di San Francesco e San Domenico sulla parete dell’ingresso e La Cena del Signore sulla parete frontale. Al primo piano del convento è conservata una libreria di valore inestimabile con testi antichissimi appartenuti all’ordine francescano, una Bibbia in sette volumi, un organo e un leggio altrettanto secolari.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Girando intorno alla città di Lecce, verso la costa adriatica proseguendo per Cavallino è d’obbligo una sosta pranzo deliziosa al pastificio-ristorante “In Via Roma” al numero 72, indirizzo dove la pasta fresca è indiscussa regina della cucina! Allo spiccato senso di ospitalità tipico del Sud e del Salento qui si fondono l’essenza della cucina, il clima rilassante, la bontà delle materie prime utilizzate e il profumo della pasta fatta in casa con grano Senatore Cappelli. Il risultato è un laboratorio a vista e un ristorante dove tutto è fatto al momento e dove è possibile acquistare la pasta fresca su ordinazione. Tra le proposte del ristorante: orecchiette integrali con cime di rapa, maccheroncini d’orzo con filetto di pomodoro e ricotta forte, lasagnette di grano duro al cavolo nero su fonduta di pecorino e tanto altro ancora. Notevole anche la carta dei vini.

Dalla parte opposta, sempre circumnavigando Lecce, a 3 Km dalla città, immerso in un grandioso uliveto della campagna salentina, si arriva  alla Masseria Santo Blasio. Dal viale si scorgono le mura che racchiudono questo antico casale, nel quale per 400 anni durante la dominazione romana pare fosse ubicata una dogana che imponeva dazi e gabelle a chiunque volesse introdurre prodotti e merci nella città di Lecce. Oggi completamente e sapientemente ristrutturata è composta da 5 ampie camere doppie con servizi annessi, un salone ampio con il camino e un giardino bellissimo dove poter trascorrere ore spensierate gustando i prodotti locali e gli ottimi dolci preparati dalla cuoca.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ultima tappa di questo viaggio, magari ritornando verso Brindisi a prendere l’aereo è l’Abbazia di S. Maria di Cerrate sulla Strada Provinciale per Squinzano Casalabate che al momento è in ristrutturazione ed è sotto la tutela del Fai, qui trovate tutte le informazioni sulla storia dell’Abbazia e gli orari e i giorni per poterla visitare e ne vale davvero la pena.

Questo slideshow richiede JavaScript.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply