Una zuppa antica: la crapiata di Matera

17 ottobre 2015
crapiata di matera 2

Questa che vi propongo è una ricetta secolare, legata alla tradizione contadina, una zuppa antica: la crapiata di Matera. Espressione dell’amore che i contadini materani nutrivano nei confronti della propria terra e che racconta le abitudini del “vicinato”, era la ricetta della festa che aveva luogo il 1°agosto, era la celebrazione dell’abbondanza e il ringraziamento per il raccolto dell’annata. Racconta la tradizione che l’ultimo giorno di luglio le donne del vicinato, tutte insieme, pulivano grano, ceci, fagioli, fave e gli altri legumi del raccolto, li mettevano a bagno per tutta la notte e la mattina dopo li cucinavano all’aperto, nel cortile, in un paiolo posto su un treppiedi in cui i legumi cuocevano a fuoco lentissimo, solo con acqua e sale. La festa incominciava la sera, dopo il lavoro, si mangiava, si beveva, si ballava fino a notte fonda. Era un’occasione molto attesa e ricca di emozioni, una festa antichissima, sicuramente d’origine pagana, in cui alla zuppa di legumi si accompagnava un ottimo vino rosso e si beveva tutti insieme. Era la conclusione dell’anno lavorativo: il 15 agosto, infatti, scadeva l’ingaggio dei salariati e si chiudeva il contratto d’affitto dei terreni e delle case. Il 16 agosto i contadini andavano in piazza V. Veneto e, attraverso i mediatori d’affari, cercavano nuovi padroni per proseguire il lavoro nei campi.

Ancora oggi non è certa l’etimologia della parola crapiataDiverse e tutte fondate le possibili origini: 1) dal latino crapula riferito all’ubriachezza, durante la festa infatti si bevevano vini e liquori; 2) da crapa, capra, perché la domenica successiva alla festa si scuoiava e si cucinava una capra; 3) da cràpia, termine calabrese che indica il cavalletto a tre piedi a cui si appende il paiolo dove si cucinavano i legumi; 4) da crampa o cramba, in greco krambe, che è la pianta di ceci o di fave o di piselli. Ad ogni modo, ancora oggi a Matera la crapiata si fa il 1° agosto nel borgo La Martella, dove si svolge una sorta di “sagra” e si cuociono quintali di legumi per sfamare tutti i partecipanti, si sta insieme, si chiacchiera e si beve, perchè il cibo unisce, aiuta a condividere ed è sempre un buon motivo per fare festa.

crapiata di matera 3

Ma vediamo cosa c’è in questa zuppa antica e come si cucina.

Ingredienti per 4-6 persone

Fave secche con la buccia 100 gr 
Grano
100 gr
Farro
100 gr
Cicerchie 
100 gr
Ceci
100 gr
Lenticchie
100 gr
Piselli
50 gr 
Sedano
4 coste
Cipolle

Carote
3 piccole
Olio EVO
q.b.
Sale
q.b.
Pepe q.b.

A piacere: patate novelle e pomodori ciliegino.

crapiata di matera

Preparazione:

Mettere in ammollo tutti i legumi in acqua fredda dalla sera precedente.  Il giorno seguente, mettere in pentola (se si decide di aggiungere le patate novelle, lavarle bene e inserirle in pentola senza sbucciarle. Aggiungere l’acqua fino a superare di  un po’ il livello dei legumi e far cuocere a fuoco lento.  A metà cottura, dopo circa 40 minuti, aggiungere le carote, le cipolle, il sedano (e a piacere i pomodori ciliegino).  Terminata la cottura, dopo altri 40/45 minuti circa, versare e servire nelle terrine, aggiungendo un filo d’olio a crudo.

Gustare calda accompagnandola con del buon pane, possibilmente di Matera.

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